La guerra in Medio Oriente non arresta la crescita italiana
Nel commercio globale basta poco per cambiare le traiettorie, come una crisi geopolitica che non resta mai “lontana” dal mercato, ma entra nelle agende logistiche, trasformandosi in giorni di ritardo, in costi extra, in contratti più difficili da chiudere quando il prodotto è deperibile.
È quello che sta accadendo con l’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente, che sta rallentando i carichi diretti verso Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Israele e altri Paesi dell’area, mettendo a rischio una quota significativa dell’export ortofrutticolo italiano.
Il valore in gioco è alto, basti pensare che nel 2025 l’export italiano di ortofrutta ha toccato un nuovo record, superando 6,6 miliardi di euro e arrivando a quasi quattro milioni di tonnellate.
E proprio mentre il settore cresce, la guerra “minaccia” circa 150 milioni di euro di spedizioni verso il Medio Oriente, un’area dove l’Italia è la maggiore esportatrice europea e dove invia soprattutto mele e uva da tavola.
Il primato è italiano
La campagna 2024/25 registra un saldo commerciale record di 1,146 miliardi di euro, sostenuto da oltre 1,06 miliardi di chilogrammi esportati; si tratta di una crescita del 19% nel saldo e del 24% in volumi rispetto all’anno precedente.
Ed è questa combinazione che consente all’Italia di conquistare la prima posizione mondiale per valore dell’export di mele, superando Stati Uniti e Cina e raggiungendo una quota pari al 16% del commercio globale.

Nello specifico, il 65% dell’export è diretto verso i Paesi UE, con la Germania come primo mercato di sbocco e il 30% del valore totale. Nel frattempo crescono i mercati extra UE, con exploit in Egitto, Medio Oriente ed Europa orientale, mentre rallentano Brasile e Regno Unito.
Alla base c’è un’industria in crescita
Per il 2025 la produzione nazionale ha toccato le 2.317.545 tonnellate, in linea con l’anno precedente e superiore di circa il 5% rispetto alla media 2022–2024. La leadership produttiva appartiene all’Alto Adige, con il 46% del raccolto nazionale, al resto del Trentino il 22%, 11% Piemonte, poi 9% Veneto, 8% Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia il 2%.
Il portafoglio varietale resta ancorato ai pilastri (Golden Delicious e gruppo Gala in testa), ma emerge un segnale di evoluzione: le nuove varietà superano complessivamente le 300 mila tonnellate. Sul fronte bio, la produzione 2025 è pari a 174.599 tonnellate, in calo del 6% sul 2024.
Per raggiungere queste cifre la filiera ortofrutticola ha investito complessivamente circa 893 milioni, con il supporto della PAC (politica agricola comune) e iniziative sulla logistica agroalimentare.
Fonti: ansa.it, almalaboris.com, ismea.it
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