Dati dallo spazio per decisioni sulla Terra
La Space Economy non è più una promessa futuristica: è un’infrastruttura che sta già influenzando scelte industriali, gestione del rischio e competitività.
Il punto non è “andare nello spazio”, ma usare orbite, dati e servizi per prendere decisioni migliori sulla Terra, con applicazioni che vanno dall’energia alla logistica, fino ai temi di sicurezza e resilienza.
Basta guardare l’energia per capire la scala del cambiamento. Nel 2024 gli investimenti globali nel settore superano i 3.000 miliardi di dollari, con oltre 2.000 miliardi destinati alle tecnologie pulite.
In un contesto di questo tipo, misurare e verificare conta quanto investire. Ed è qui che lo spazio diventa un “arbitro” dei dati, utile a ridurre zone grigie e a rendere più credibili obiettivi, impatti e risultati.
Uno sguardo all’Italia
In Italia la traiettoria più visibile passa dall’Osservazione della Terra, che nel 2025 raggiunge 340 milioni di euro, segnando un +17% rispetto al 2024. Si tratta di una crescita della domanda di informazioni utilizzabili, trasformate in analisi, monitoraggi, piattaforme e servizi per aziende e istituzioni.
Il dato più interessante, però, è strutturale. La filiera non è “chiusa” in se stessa: il 60% delle imprese integra attività space con settori adiacenti, come aviazione (26%), metalmeccanico (21%) e automotive (20%). In pratica, lo spazio entra nei processi industriali come estensione naturale di competenze già esistenti.

La sicurezza in un’epoca di conflitti
Purtroppo nemmeno lo spazio è più un dominio neutro, la dimensione del conflitto è presente da tempo e non è teorica. Già nei teatri di guerra, alcune infrastrutture legate allo spazio sono state colpite direttamente, come le stazioni di terra attaccate durante la Guerra del Golfo del 1991 e nel conflitto in Libia del 2011.
A questo si aggiunge lo sviluppo, da parte di diversi Paesi, di capacità kinetic e direct-ascent in grado di colpire asset in orbita, nonostante siano ormai ben compresi gli effetti collaterali sull’ambiente orbitale.
Nel frattempo, il “livello di soglia” più frequente e meno visibile si gioca sulle interferenze, il jamming delle reti SatCom e GPS ad esempio è stato riportato in numerose regioni e scenari operativi.
È un punto cruciale anche per il mondo industriale perché, quando comunicazioni e posizionamento diventano vulnerabili, la conseguenza non riguarda solo la difesa ma anche tutto ciò che dipende dalla continuità del segnale, dalla logistica ai servizi digitali.

Innovazione e capitali
Sul fronte innovazione, i numeri mostrano una corsa vera: tra 2000 e 2022 i brevetti globali legati allo spazio arrivano a 357.945, con crescita +88% tra primo e secondo decennio; l’Italia registra +91% nello stesso confronto.
Per quanto riguarda i capitali, nel 2025 il venture capital globale arriva a 9 miliardi di euro (da 5,5 nel 2024); mentre in Italia, le startup raccolgono 25 milioni nel 2025, in linea con il 2024.
Infine, le imprese “non space” mostrano interesse, ma la strategia è ancora acerba. I settori più interessati risultano automotive, tessile ed energy; per il 55% lo spazio è un’area di interesse per diversificare, ma l’azione concreta resta limitata. Le barriere principali sono la mancanza competenze interne (53%), di reti specialistiche (52%) e una conoscenza lacunosa del mercato (51%).
Fonti: polimi.it, osservatori.net, assets.kpmg.com
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