Esistono dei robot industriali che non sono progettati per assemblare, ma per smontare. I bracci robotici smantellano migliaia di oggetti tecnologici, dagli smartphone alle aspirapolveri, per recuperare materiali preziosi che altrimenti andrebbero persi: alluminio, plastica, acciaio, vetro e, soprattutto, le terre rare.
L’obiettivo è alimentare un’economia circolare che eviti nuove miniere, considerando che ogni tonnellata di prodotto tecnologico correttamente recuperata risparmia lo scavo di centinaia di tonnellate di terra.
Il vuoto: una forza invisibile ma fondamentale
In diversi processi, durante il de-manufacturing, bisogna infatti affrontare la “gestione dell’incertezza”: mentre una pinza meccanica rigida ha bisogno di conoscere l’esatta geometria di un oggetto per poterlo abbracciare, alcune ventose o un sistema di presa a depressione possono adattarsi istantaneamente a superfici piane o curve, anche se l’oggetto è scheggiato, usurato o leggermente fuori asse.

Il vuoto diventa essenziale anche per il recupero della minuteria; una volta svitate, le viti vengono aspirate direttamente per evitare che cadano nel mucchio dei materiali o all’interno del robot, garantendo una separazione precisa dei metalli.
Allo stesso modo, la gestione dei componenti fragili trova nel vuoto la soluzione ideale. Per sollevare schede elettroniche (PCB), schermi LCD o batterie incollate ai telai, i robot utilizzano ventose che distribuiscono la forza su tutta la superficie, evitando crepe.
Vuototecnica è in grado di sviluppare ventose su misura e generatori di vuoto per tutti i processi di de-manufacturing.
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