Dazi cinesi su formaggi e latticini italiani

Il dietrofront che riapre il mercato

Negli ultimi cinque anni l’export di formaggi italiani in Cina ha accelerato in modo evidente, dimostrandosi un mercato ancora “piccolo” nei volumi, ma con una traiettoria in evoluzione. 

Proprio per questo, l’ipotesi di nuovi dazi annunciata da Pechino — con tariffe che avrebbero potuto spingersi fino al 52% su alcuni prodotti freschi importati dall’Unione Europea — era suonata come un freno improvviso su una curva di crescita che iniziava a diventare strategica.

Oggi, però, lo scenario cambia: negli scorsi giorni il governo cinese ha comunicato una riduzione significativa dei dazi aggiuntivi sui prodotti lattiero-caseari europei, con un taglio che per il comparto formaggi viene letto dalle associazioni di filiera come una “svolta” capace di rimettere in moto un export che aveva appena iniziato a rallentare.

dazi Cina formaggi e latte

Come ci eravamo lasciati

Nel 2024, le vendite di formaggi italiani in Cina hanno raggiunto un valore di 71 milioni di euro, con un +207% rispetto al 2020 (dati Istat rielaborati da Coldiretti).

È in questo contesto che l’annuncio di possibili dazi fino al 52% aveva creato allarme, perché non colpiva un settore in crisi, ma un comparto che stava “accendendosi” sul mercato asiatico

Poi, a fine 2025, si è entrati nella fase operativa: il ministero del Commercio cinese (Mofcom) ha indicato dazi provvisori su una serie di prodotti lattiero-caseari (formaggi freschi e trasformati, latte e creme) in un intervallo tra il 21,9% e il 42,7%

La notizia del momento

La decisione più recente di Pechino porta le tariffe aggiuntive su livelli decisamente più gestibili: tra il 9,5% e l’11,7%. In parallelo, vi è anche una riduzione dei dazi “compensativi” su lattiero-caseari UE tra il 7,4% e l’11,2%.

Si passa così da un livello tariffario che metteva seriamente in discussione sostenibilità commerciale e pricing, a un livello che riapre la possibilità di competere.

Perché è successo?

L’istruttoria cinese è stata avviata nell’agosto 2024 e viene letta come risposta alle tensioni tra Bruxelles e Pechino. La Cina contestava che i prodotti europei beneficiassero di sussidi e, sul piano politico, la mossa veniva interpretata come ritorsione rispetto alle misure europee sui prodotti cinesi nel comparto “auto elettrica” (BEV).

Nelle ultime settimane, consultazioni Cina–UE e riferimenti alle regole OMC avrebbero creato le condizioni per un ammorbidimento della posizione, fino al taglio dei dazi.

Tradotto: il lattiero-caseario italiano si è trovato nel mezzo di una disputa commerciale “esterna” al prodotto.

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Parliamo di numeri

Per capire quanto conta davvero la Cina nel portafoglio export bisogna tenere in considerazione tre informazioni chiave:

  1. Dopo i dazi provvisori, l’export italiano di formaggi verso la Cina ha perso il 17% in quantità e il 20% in valore, interrompendo una fase di crescita sostenuta.
  2. Nel 2024, prima dello stop, le spedizioni italiane erano cresciute del 31% sull’anno precedente.
  3. La Cina vale circa il 2% dell’export complessivo dei formaggi italiani: parliamo di circa 70 milioni di euro l’anno e di un volume intorno alle 10–11,5 mila tonnellate (con l’Italia primo esportatore UE e l’intero comparto europeo che vale 185 milioni di euro in Cina).

Quindi sì: non è un mercato “vitale” per la sopravvivenza del settore, ma è un mercato che negli ultimi anni ha dimostrato di poter diventare molto più rilevante, e la riduzione dei dazi riapre esattamente quella finestra.

Fonti: tg24.sky.it, efanews.eu, coldiretti.it


Non solo in Cina, il formaggio italiano conquista anche gli Stati Uniti! Te ne parliamo nel nostro articolo dedicato: “Il sogno americano dei formaggi DOP italiani“.

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