I record che consolidano la centralità dell’Italia
Se c’è un segmento turistico che negli ultimi anni ha dimostrato di saper trasformare i “grandi numeri” in opportunità concrete per territori e filiere, è quello crocieristico. Non parliamo solo di passeggeri in transito: parliamo di investimenti infrastrutturali, servizi, mobilità, occupazione e, soprattutto, di un ecosistema che coinvolge porti, città, imprese dell’accoglienza, trasporti e operatori turistici.
Il 2026, secondo le analisi più recenti, non sarà un anno “di mantenimento”, sarà un anno di nuovi record storici e di scelte strategiche che possono spostare equilibri e competitività.
Il punto della situazione
Nel 2025 l’Italia ha raggiunto i 15,3 milioni di passeggeri (+6,9% sul 2024), di cui 3,29 milioni (+8% sul 2024) solo in Liguria, unica regione a mostrare un dato simile.
Il Bel Paese vanta la leadership nella cantieristica con una quota 40,5% sul totale UE per nuove unità consegnate (e in consegna) tra 2022 e 2028 mentre, sul fronte macroeconomico, l’impatto stimato nel prossimo anno è di 15,6 miliardi di euro, con 6,6 miliardi di contributo al PIL e oltre 93 mila occupati (25% del totale europeo).

In parallelo, la presenza italiana è forte anche nel ranking mediterraneo: tra i primi 20 porti per traffico crocieristico nel 2024, nove sono italiani (con Civitavecchia al 2° posto per passeggeri, e altri scali nazionali stabilmente in top 20).
Per quanto riguarda le infrastrutture, nel decennio 2015–2025 i terminal crocieristici in Italia sono passati da 40 a 53, con 13 nuove aperture. Solo nel triennio 2023–2025 risultano inaugurati tre nuovi terminal (Barletta, Venezia-Fusina e Terminal 18 di Civitavecchia), e si aggiunge l’ulteriore apertura avvenuta a fine anno del Terminal Bramante, sempre a Civitavecchia, per un investimento complessivo di 15 milioni di euro.
Parliamo di prospettive e numeri chiave
Secondo l’ultima edizione dell’Italian Cruise Watch di Risposte Turismo, il 2026 dovrebbe segnare nuovi record storici per il turismo crocieristico italiano:
- 15,4 milioni di crocieristi movimentati
- 5.680 accosti
- Civitavecchia raggiungerà il massimo storico di passeggeri con ben 3,7 milioni (+4,8% sul 2025) e 900 accosti (+1,1%)

Ma c’è un secondo dato che vale quanto (e forse più) dei volumi: un piano di investimenti superiori a 1 miliardo di euro nel triennio 2026–2028, segnale di fiducia in un settore che ha superato le criticità post-pandemiche e mostra un andamento strutturalmente positivo.
Diamo un’occhiata dietro le quinte
Sul lato infrastrutturale, nel 2026 si supereranno i 35 km di banchine dedicate e circa il 40% dei porti sarà in grado di ospitare navi oltre i 350 metri (dal 28% nel 2015).
Entro il 2028 entreranno in funzione otto ulteriori terminal (inclusi Ravenna, Bari, Palermo, Messina, Ancona, La Spezia, Venezia e Catania) per 190 milioni di euro complessivi; i terminal attivi in Italia diventerebbero così 61.
Nel 2025 risultano 64 compagnie di crociera operative nei porti italiani; il porto leader per varietà di portafoglio clienti è Civitavecchia (65% delle compagnie attive), seguita da Livorno, Palermo, Napoli e Cagliari.
Sono poi in programma oltre 335 milioni di euro di interventi dedicati (più di 312 milioni finanziati direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), con 20 opere per potenziare capacità di accosto, qualità dei terminal e sostenibilità ambientale.
Fonte: ossermare.or
Approfondisci l’argomento sul nostro magazine con l’articolo dedicato a: “Portualità turistica: facciamo il punto”.
