Un mercato sempre più promettente
C’è un filo che lega l’aroma della tazzina alla competitività del nostro sistema produttivo: dopo due anni di ripartenza, l’industria italiana del caffè entra nel 2026 con fondamentali solidi e un vantaggio costruito su qualità, innovazione e reputazione internazionale dell’espresso all’italiana.
Parliamo di una filiera che vale circa 5,7 miliardi di euro tra mercato interno ed export, si tratta di numeri che raccontano un settore vivo, pronto a trasformare la ripresa in crescita strutturale.

Un anno che parte “in vantaggio”
Si stima che il mercato italiano del caffè raggiungerà i 5.92 miliardi di dollari nel 2026, in crescita rispetto ai 5.61 miliardi di dollari del 2025, con proiezioni per il 2031 che indicano 7.71 miliardi di dollari, con un CAGR del 5.44% nel periodo 2026-2031.
In casa si consuma ancora circa il 70% del caffè; quasi tutti gli italiani (97,7%) lo bevono e il consumo pro capite è intorno a 5,6 kg. Sono basi ampie e fedeli su cui costruire valore, con un ruolo crescente del canale digitale, che nel 2024 ha segnato +8,7% a volume.
Sul fronte dell’innovazione, la spinta arriva principalmente a capsule e cialde: nel 2024 le capsule compatibili crescono +9,6% a valore, mentre le cialde in carta mostrano una dinamica molto positiva. Nello scenario base, il comparto supera la soglia dei 2 miliardi di euro e resta una delle principali leve per il 2026.

Caffè italiano: un’icona senza tempo
Siamo il primo produttore di tostato in Europa e tra i leader per export intra-UE e import di caffè verde (caffè non ancora tostato). Questa posizione rappresenta un vantaggio competitivo che nel 2026 va consolidato raccontando il valore della tostatura italiana, della consistenza in tazza e della capacità di servire progetti su misura.
Guardando alle scelte dei consumatori: l’espresso resta il rito del bar per eccellenza, mentre nelle case degli italiani tornano protagoniste la moka e la praticità di macchine automatiche e monoporzione.
Per crescere di valore nel contesto attuale, conviene puntare su “Signature Blend” con un profilo sensoriale chiaro e riconoscibile (es. cioccolato e nocciola, floreale e frutta gialla), disponibili sia al bancone sia online che aiutano a differenziarsi e a sostenere i margini.

Accanto a queste, introdurre linee in edizione limitata, come piccole tirature stagionali o tematiche, per mantenere alta l’attenzione e creare una sana urgenza all’acquisto senza complicare la gamma.
Infine, raccontare origine e preparazione non è un vezzo: spiegare da dove viene il caffè, come viene tostato ed estratto trasforma il prodotto in esperienza percepita di maggior valore, e rende più naturale pagare (e ottenere) un premium.
Fonti: unioneitalianafood.it, comunicaffe.it
Nell’articolo abbiamo parlato di caffè verde, se l’argomento ti ha incuriosito continua a leggere: “La rivoluzione delle tecniche di tostatura del caffè” sul magazine di CircoloB2B.
